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Biografia

È nella mia natura dedicarmi a tante cose diverse e farle tutte e assieme.
Conosco lo spavento e la malinconia, per questo con il mio lavoro cerco di pacificarmi, anche produrre slittamenti mediante una memoria fertile di alcune intuizioni che oltrepassano il quotidiano. Nelle case che abito e nelle mostre che ho fatto, spesso si avverte un sottile odore di campagna, perché paesaggio depositato nel fondo.
L’ambiente in cui si vive emana sempre un senso delle proprie forme, una conseguente inquieta serenità per cui si può anche viaggiare da fermo.
Da questo: creo ambienti volutamente “domestici”, riconoscibili ed anche estranei, dove nell’aria c’è odore di legna che arde.
Un ambiente indeciso a tutto.
Volutamente.

Testi

Bettina Della Casa (Gennaio 2003)

Le parole ci guidano nell’universo di Coralla Maiuri e ci permettono di sintonizzarci con il suo desiderio di affidare la sua voce a un libro. Voce o silenzio? È proprio la parola “silenzio” a costituire una sorta di denominatore comune, di luogo ideale, ed è il silenzioso dialogo interiore dell’autrice a prendere forma nel libro. PASSA è il titolo del libro, nonché il primo di una serie di termini che scandiscono il volume. Seguono VINO, FUOCO, LATTE, ARIA, CASA, TORNA, una sorta di vocabolario affettivo che si declina tra le pagine. Addentriamoci allora nei singoli universi che queste parole evocano senza preoccuparci di seguirne l’ordine, una libertà che un libro d’artista può concedere. PASSA è nella lingua italiana un imperativo e, al contempo, un invito cordiale di chi cede il passo. Un invito ad andare oltre, nella prossimità fisica come nella distanza mentale. Un’incitazione al coraggio di affrontare l’ignoto, di volgersi verso un rinnovato atteggiamento spirituale. E tutto il volume si pone come un “lasciapassare”, un documento che suggella un momento di passaggio tra un passato verso cui saldare ogni debito e un futuro ancora da penetrare. Registra uno spazio di transizione nei suoi aspetti lievi e dolorosi, tenui e luminosi. Non appare certo casuale la presenza, tra i termini scelti dall’artista, della parola CASA. Un riferimento diretto alla dimensione delle radici affettive, della memoria infantile, del passato ormai lontano, luogo di magica irrealtà e atavica sapienza. Se il termine CASA evoca l’incipit da cui muovere, per andare oltre (PASSAre), TORNA – altro imperativo scelto dall’artista – ci parla della revocabilità di ogni atto, di ogni passaggio, appunto … suggella un passaggio che non necessita di trasformarsi in fuga. TORNA attenua la perentorietà di PASSA, offre una sorta di conforto: anche il viaggiatore più temerario desidera comunque tenersi aperta la via del ritorno. Lasciamo i verbi che ci guidano nell’intimo percorso dell’artista per avvicinare nomi capaci di colorare passaggi altrimenti astratti. FUOCO, centro vitale della CASA, calore, ma anche elemento primario fin dalle radici della filosofia greca, energia che permette di procedere, calore che accoglie nella sosta. ARIA, altro elemento primario, è sinonimo di libertà d’azione e di riflessione, condizione essenziale perché qualsiasi cosa possa accadere. Stiamo rischiando di tracciare un ambiguo ed etereo percorso esistenziale, ma la parola LATTE subito ci richiama alla presenza di un corpo che si nutre con il primo degli alimenti, mentre VINO vi si contrappone richiamando la dimensione adulta, e la perdita di orientamento. Entrambi evocano una dimensione semplice e primitiva legata alla terra e alla natura: impossibile allora non pensare alla campagna a cui Coralla Maiuri è profondamente legata. Parole, forme, sagome, segni: solo nella relazione tra testo scritto e testo visivo, scrittura e immagine, pensiero e visione si rivela il nucleo segreto, la necessità vera di queste pagine. Parole e forme dialogano nella comune orchestrazione dei colori. Precise scelte cromatiche donano direzione alle forme sinuose, mentre spirali, decisi segni diagonali creano movimenti che debordano di pagina in pagina. Forme vagamente organiche, remote allusioni sessuali, accenni al mistero del corpo femminile, improvvise linee ortogonali, allusioni alla dimensione maschile: una danza appena accennata che crea un contatto, una sintonia precisa con le parole. Nessuna descrizione, nessuna illustrazione, ma un silenzioso approssimarsi, ricomporsi di senso tra testo scritto e testo visivo. Le forme tracciate sulle lastre di stampa con materiali atipici (latte condensato, olio di lavanda … ) si alternano a sagome bianche applicate sulle pagine, forme curve che, nel loro niveo supporto, riverberano dalla sagoma ospitata in copertina. Una vaga evocazione, questa, della casa di infanzia dell’artista, costruita intorno ad un patio centrale. Scorrendo le pagine ci si inoltra in un percorso dove pur nell’equilibrata sobrietà della sequenza, si coglie la natura più nascosta dell’autrice di questi fogli. Una vicenda narrata attraverso forme archetipiche, che appartiene a Coralla Maiuri e non solo a lei.

Elena Quarestani

Coralla Maiuri è un’artista molto versatile che a volte presta la sua creatività e la sua sensibilità dichiaratamente femminile, morbida e forte, al design. I mobili e gli oggetti che produce e mostra solo dopo averli sperimentati e accuditi per il tempo che serve, appaiono così contemporaneamente nuovi e familiari. Accade così che le forme, le superfici, i colori delle sue creazioni invitano alla carezza e all’incanto anche quando il materiale è l’acciaio o la funzione è banale. Vive tra Roma e Milano.

Elisabetta Longari

Nel lavoro di Coralla Maiuri appaiono spesso forme sinuose e organiche. Il segno crea forme che contengono in sé la memoria di un “prima” intelligente e l’intuito di un futuro accogliente. Dentro ognuna di queste forme è celato, ma neanche troppo, un incastro erotico, quello che genera l’energia e al quale è bene non sottrarsi. Superfici curve levigate attenuano la vertigine, colori tenui pacificano l’animo. Coralla Maiuri dissemina lo spazio di oggetti-talismano che hanno dimestichezza con i molteplici aspetti dell’esistenza. Un seggio/latrina, pentole e panche. A volte parole-comando segnalano la direzione: mangia aspetta cerca.
In questa mostra da Roomarte di Charlie Lioce questi elementi sono tutti presenti, solo che la vertigine delle forme sinuose è affidata agli imprevisti che questa mostra ci offre. In una grande foto sul fondo della stanza appare un profondo tunnel nero che genera un’infinita teoria di pentoloni, buoni sia per cucinare una minestra che un sacrificio. Dalla foto si materializzano nella piccola galleria formando un’imponente colonna di pentole impilate e lo spazio acquista la dignità di un tempio. La disposizione ordinata, la soluzione quasi ovvia, ma ecco che le quattro parole che danno il nome alla mostra – rana lepre sasso latte – deviano da ogni possibilità di soluzione certa. Sono parole che invitano ad attingere ad una persone forma vitale che trae soluzioni dall’intuito e specialmente dall’estro personale.
È ancora svirgola dall’ovvia soluzione un piccolo sedile: un fungo velenoso o prodigioso? È l’energia del lavoro di Coralla Maiuri che ci metterà in condizione di utilizzarlo al meglio.

Elisabetta Longari (Febbraio/Marzo 2007)

Una stanza, piccola e regolare come una cella monacale, spalancata lateralmente: a imprimere la più vistosa accelerazione allo spazio è la prospettiva diagonale, inesorabile, che si apre di taglio sulla superficie di una stampa fotografica in bianco e nero, appesa alla parete di fondo. L’infinito tunnel “alla Lynch”, che sembra partire sotto i nostri occhi per raggiungere i più lontani recessi del centro della terra, è ritmato da una regolare e inarrestabile teoria di pentole. Questa immagine “spolvera” il sapere ancestrale riposto nelle fiabe: quanti tesori giacciono occultati dentro a pentole protette nel ventre della terra?
Quelle stesse pentole, ingigantite e laccate di bianco, sono impilate su un lato della stanza, adagiate una dentro l’altra a formare una “colonna infinita”, che sembra bucare soffitto e pavimento, collegando come un perno il cielo e le profondità della terra. Lontana da vocazioni astratte, questa colonna, composta dalla ripetizione, dalla ridondanza, dall’eco dello stesso oggetto di uso comune e domestico, rivela immediatamente la sua matrice materiale e concreta.
Il dialogo fra questi due elementi dell’installazione, fotografia di pentole e colonna di pentole, è perfetto; essi trovano rispondenza l’uno nell’altro, inscrivendosi in una strategia estetica “politically correct” dal punto di vista del panorama artistico contemporaneo.
Eppure, felicemente, c’è di più e c’è dell’altro, qualcosa che turba e sposta la lettura: una forma organica, un fungo sulfureo e fluorescente, quasi sicuramente velenoso e radioattivo – mutante? – sbuca fuori all’improvviso da dietro alla colonna. Il fungo sprigiona lentamente la sua polverina magica, che lo circonda come polline caduto sul pavimento intorno a un fiore atomico. La sua cromia davvero sorprendente lo trasforma in puro grumo di luce solida, in una forma di materializzazione dello shining.
Anche il titolo, “colore mentale” dell’ opera, in questo caso fornisce una preziosa indicazione: rana lepre sasso latte, mentre suona come una litania infantile, sembra anche l’inizio della ricetta di una pozione magica, in cui sono elencati gli ingredienti che verranno messi a bollire nelle pentole insieme al fungo …Oppure il fungo è il guardiano del tesoro?
Tutto il lavoro di Coralla parla di trasformazione e aziona nello spettatore un processo…che si sa da dove parte, ma è difficile sapere dove porta.

Erri De Luca

Lasciare la pittura, l’olio dei colori governati da bastoncini e setole, deporre questa orchestra per urgenza di avvicinamento: ecco, per chi viene dai quadri, scultura è scassare le cornici per entrarci dentro. Piantare un manufatto in mezzo a un campo, dargli scena, fare che stabilisca un ordine e un oriente nell’arruffato intorno che da bordo e misura. Qui la scultura viene dallo scioglimento del pugno semichiuso del pittore, spalanca i palmi delle mani per bisogno di toccare e stendere materie, resine e metalli.
Salgo volentieri a un finestrino di aereo per guardare le notizie delle nuvole. Di passaggio sopra i loro ammassi mi veniva un pensiero: non conosco scultori di nuvole. Pittori, certo: Perugino, Turner e poi quel capomastro dei cieli di Catania che scodella nuvole a forma di tazza attorno all’Etna.
Ma scultori annuvolati, a bocca a perta e naso in alto per afferrare con l’indice puntato quella sagoma d’aria sculacciata dal vento? Non so dire perchè le forme qui atterrate al suolo mi sembrano nuvole acchiappate e fissate all’àncora di qualche materiale con le carezze di una mano saggia.
In una antica canzone napoletana è scritta “la sperienza della neve” che non corrisponde alla parola esperienza, ma a una forma, quella giusta ed esperta della neve. Qui c’è “sperienza” di metéora, avventura che strascorre nel rotolo dei cicli.
I bambini soffiano bolle di sapone, le più perfette sculture del mondo. Qui si fanno sagome di cieli per i poveri bipedi che siamo, i soli incapaci di volo.
L’arbitrio dei miei occhi grezzi non mi permette profondità, solo di sfiorare, m’incuriosisce il concavo, la rinuncia al taglio, allo spigolo vivo.
E l’opaco della superficie mi sa di bianco annevato, di vino raffreddato che annebbia il vetro del bicchiere. Sapere che l’artista è una madre è dettaglio minore per l’esperto, per me è pezzo di allegria di queste forme lavorate in parallelo ai figli. E c’è dentro le opere, queste, un’offerta, un dono da volerlo aprire sentendo frusciare tra le dita la carta dei pacchetti infiocchettati.
Avvenivano così dei risvegli in domeniche d’inverno.
Eccomi a fare ammuina, chiasso con la scrittura, come battere mani fuori tempo quando non è ancora uscita la scritta “applausi”. Mi vengono meglio quelli sonori che schiacciano aria nel cavo delle mani, qui sono solo scritti e dedicati a Coralla Maiuri.

Fabio Mauri

Che si cucina nelle pentole di Coralla?
Qualcosa di allegro, femminile, giovane?
Lo stile, mi chiedo, (la domanda sembra ingenua), è senz’altro un contenuto? Quale?
Chi ha analizzato molti temi per anni, (qui il tema è l’arte), giunto in cima, (al proprio tempo, credo), vorrebbe iniziare di nuovo per indagare ciò che sa, ha capito, praticato e insegnato. L’inerzia della coerenza mantiene intatto il binario su cui scorre la maturità delle idee. Il lavoro svolto testimonia un’omogeneità che stupisce persino il suo autore. Ma l’autore sa che l’età adulta, anche se lucida, può divenire invisibilmente infantile. Il rischio è grave. Non era meglio che facesse il pilota, come desiderava da piccolo? La retorica può aiutare l’anima in modo futile a qualsiasi età.
Comunque: meglio spiare le mosse di una giovane artista, assai capace, comprendere cosa la spinge a monacarsi, a seguire, cioè, la faticosa via del darsi conto del mondo, del male che lo colpisce come una lebbra del suo strepitoso bene.
Che farà la nostra vitale amica? Che è come dire: che farà la vita dopo di noi?
Domanda a cui sia la vita che l’artista, entrambe dotate, risponderanno di certo, seminando un’aspettativa curiosa e divertita, spero convincente. Domanda cui, per caso, risponde un’altra mia carissima frequentazione, geniale artista: “ciò che succede dopo di me non mi interessa”. Eppure per un suo disegnino senza firma, può ucciderti.
Auguri a Coralla per la scommessa di divertimento, con molti complimenti per la bravura e la tenacia a proseguire con ironia e gioia il suo ambizioso fine.
Vi sono degli antecedenti.
Scrive Palma Bucarelli di Pascali: “Nella fiera dei consumi, il ragazzo terribile comincia col divertirsi e finisce con l’irritarsi, e per dispetto inventa l’anti invenzione, l’invenzione “boomerang” che torna al punto di partenza, il ponte di lana d’acciaio, il bruco di spazzole (...)
Quella di Pascali è un’invenzione onesta (...) che dimostra la falsità dell’utopia tecnologica (...). Forse è un moralista. (Da A. Zevi “Peripezie del dopoguerra nell’arte italiana”).
Non si augura a Coralla di adottare la sofferenza per carità ma di curare l’economia della felicità, magari per preservarla.

Gianluca Poldi (Marzo 2003)

stamina
stamina sunt stamina
stamina nomen stamina nomines
stamina loci stamina oculi stamina verba
stamina hospes

passa
passa vino
passa fuoco
passa latte
passa aria
passa casa
passa torna

c’è una geografia lessicale che si infila nella casa e fa nido con gli affetti
una oikografia, il profilo | dei visi delle articolazioni dei lombi dei luoghi degli occhi dei nomi
tutto che muta nel tempo, e passa e non passa, e torna

se da piccola ha riempito di foglie secche le stanze della casa ha legato l’esterno all’interno, e l’interno all’esterno
foglia è nomade passa
nomade è casa, chi abita casa
foglie odore foglie colore foglie suono torna

che casa che è un piccolo nido dove ciascuno avrebbe portato delle foglie, dei rami
passa e torna alla casa, in ritorno interno

è la casa che serba l’inserbabile il deperibile, l’altrimenti inservibile se non per dar forma a un nucleo di occhi
casa germe nido nomade casa ciambella libro
piccola misura, misura
casa cerchio, casa ciambella gesti

: donare, non sapere se non occhi mani voce grembo di suono il crepitio delle foglie secche come del fuoco
quanto è irreperibile serba se non come dono
acqua terra
casa serba gesto
serba volto serba ventre serba chiglia
la casa che è un provvedere
vino fuoco latte aria
molto passa molto torna semae
casa ospite
ospita

segnare sul foglio una linea è legare interno all’ esterno

la sua linea è luogo di affetto

(stamina st. originaria,fam. lin[...]ae)

corylaceae

Giuliana Stella

ANDAMENTO INTUITIVO
Il lavoro di Coralla Maiuri si snoda attraverso un’ osservazione attenta di piccoli e grandi accadimenti del proprio esistere; uno sguardo sensibile rivolto ad una realtà “domestica” e “naturale”, dove gli elementi che formano la vita sono interpretati nella loro continua trasformazione: un andamento intuitivo.
La storia che racconta, munita di svariati linguaggi e materiali, riguarda essenzialmente la vita, le forme che la generano e i talismani per attraversarla.
Toccare l’essenza e percepire quello che resta alla fine di tutto … qual è quell’immagine, qual è quella visione, qual’è quel suono. Coralla Maiuri osserva, respira, annusa, tocca la realtà che la circonda, assorbe impressioni ed umori per immergersi nelle cose con i propri sensi ed averne cura.
L’artista percepisce figure e immagini per rappresentarle nel momento in cui sono ancora mobili, fluide, improvvise, apparentemente modificabili; quando sembra possibile intuirne un ritmo originario, un suono primitivo.
Coralla sente ed immagina le forme nella loro evoluzione; le rende con un movimento fatto di gesti al tempo stesso lenti e rapidi in un’alternanza di curve dove sembrano convergere spinte e forze di angoli acuti ed ottusi.
La bianca scultura diviene qui sintesi ultima di una serie di forme a cui Coralla ha dato vita nel suo percorso artistico.
Materia che si è solidificata e plasmata attraverso insondabili “coincidenze” in un tempo ed uno spazio già assegnati; si fa immagine ed abita luoghi; si fa presenza ed assume un corpo. Il colore è bianco, come bianco è il marmo, classico e nobile materiale della scultura, che qui è sostituito dal polistirolo, materiale comune, povero e anche inquinante, come gran parte delle cose che ci circondano. Il bianco come assenza visibile del colore e fusione di tutti i colori. Il bianco che è nascere alla vita, rigenerare.
La scultura emette un suono di tromba, “LA-RE” , che si evolve e si trasmette per essere percepito nel passaggio verso altre sembianze ad occupare porzioni di realtà parallele e contigue.
Ogni sostanza nel configurarsi partecipa alle leggi della fisica; ogni manifestazione entra in frequenza e vibra ed il suono, come sua essenza e sintesi, è la più sottile ed acuta forma che assume.
Suono come eco dell’origine, al “sempre”, all’infinito.
La-Re, note emesse come propagazione di un profonda respiro, ci trasmettono la memoria di un viaggio lontano.
Il respiro accomuna, unisce, trasforma.
Le forme nascono alla vita attraverso un percorso di immaginarie vie e canali per assumere le loro giuste proporzioni per questo mondo.
Il misterioso viaggio è probabilmente suggerito da una particolare scultura che rappresenta in modo alquanto originale una latrina; le forme con cui è realizzata echeggiano qualcosa di antico, riuscendo a conferire ad un oggetto così “taciuto” una presenza “nobile” e “misteriosa”.
Il perfetto, “oscuro” buco rotondo, al centro di candide geometrie, fa pensare all’incessante trasformazione della nostra vita e della vita di ogni essere animato nelle incredibili “alchimie” che avvengono attraverso canali ed orifizi di ogni specie.
La latrina assume il valore di soglia, di passaggio; come tale il colore giallo è luce e trasformazione. All’interno si sommano pigmenti puri di colori primari, come sintesi additiva e mescolanza di toni.
L’artista tenta di “sospendere” ed “assolvere” la “crudeltà” dell’esistenza, e si riconcilia con essa attraverso gli “amuleti” che resistenza stessa ci offre in ogni istante della nostra vita.
Lo sforzo e la fatica del nostro vivere modificano, aggiungono, restituiscono o donano qualcosa in più all’essenza degli oggetti e della materia con cui veniamo a contatto?
Gli utensili stessi che adoperiamo aiutano a trasformare ed accudire l’esperienza della nostra vita.
L’artista li colora di rosa, che è amore e cura.
Tutto ciò che permette di comprendere le potenzialità insite nel nostro percorso può essere riconosciuto attraverso gli strumenti di cui sappiamo disporre.
E’ il reale inizio di un lavoro che fa della propria capacità di visione e di ascolto la possibilità concreta di trasferire nella materia il valore delle nostre esperienze.
Coralla Maiuri si pone con umiltà, gioia e ironia come tramite dei messaggi che attinge dalla propria storia personale.

Invano, o artista, pretendi di essere il creatore delle tue creazioni esse vagano da sempre sulla terra, inattingibili allo sguardo … Ci sono molte forme invisibili nello spazio e molti suoni inaudibì/i, e molte meravigliose combinazioni di colori e di parole, che può trasmettere soltanto colui che sa vedere e ascoltare. (A. K. Tolstoi)

Saper vedere e saper ascoltare, prima possibilità per stabilire un rapporto attivo con il mondo.
Vedere ed ascoltare come esercizio continuo per una presenza a sé e alle cose.
Il tempo della visione è il tempo del fare. Il tempo del fare è il tempo dell’immaginazione.
L’attività artistica si definisce attraverso queste qualità, e l’artista attiva una propria strategia per organizzare una concentrazione spazio-temporale attraverso la quale le impressioni che in questo mondo si disperdono nel tempo, possano acquisire il loro profondo e autentico valore.
Un utensile del nostro quotidiano, grazie alla nuova dimensione che l’artista gli riesce a dare in una diversa concentrazione spazio-temporale, rappresenta il numero infinito di quello stesso utensile presente nella nostra storia.
La consapevolezza e l’attenzione verso gli oggetti che usiamo, tocchiamo e incontriamo nella nostra vita ci permette di comprenderne il senso più vero.
La collocazione delle opere nel singolare spazio della galleria genera un movimento rotatorio; la composizione nell’installazione stabilisce un ritmo.
Forme e colori creano un particolare movimento le cui relazioni trovano una giusta sintesi nell’originale disegno del pentagramma: rappresentazione di un’insolita danza.
Il pentagramma sembra nascere e prendere vita come concentrazione ultima di forze in movimento; vettori invisibili all’occhio che dopo aver toccato, attraversato e graffiato le forme e lo spazio che esse generano, si sospingono in un ultimo respiro nelle mani di chi dovrà tradurli in segno. Un vortice ed un sospiro raccolgono gli umori che divenendo note inseguono il “segno” e ad esso aderiscono.
La disposizione delle opere è costruita come una sequenza di esperienze di cui risulta difficile cogliere un ordine preciso; ma la stessa discontinuità suggerisce un movimento che diviene un ritmo.
Ritmo che, come pensiero, si esprime nelle pause, negli intervalli, nelle impressioni e nei sentimenti.

Paolo Bonzano

LA METAMORFOSI DEL TATTO
Quando si guarda un opera d’arte è inevitabile passare il confine simpatico delle altre categorie, così le “Finzioni” di L. Borges si fanno, sotto,sotto , strisciando nella mente, capaci di fondere i meandri temporali della mente con le note di Debussy.
Queste opere non sono opere: meglio sarebbe chiamarle metamorfosi,come dal greco”oltre la forma”. Infatti, le opere di Coralla Maiuri sono oltre la forma e la citazione antropologica da cui talvolta traggono origine, sono oltre la rappresentazione poiché capaci di modificarsi, apparire e nel contempo essere.
Ma in queste opere c’è qualcosa di più: è lo spettatore che deve decidere di cosa si tratti, anche se le conclusioni saranno uniche ed inequivocabili nella loro estatica perfezione.
Venendo a tempi profani,contemporanei, a noi vicini, potremmo dire che è il lavoro di quest’ artista adagiatosi nell’immagine, che condiziona la nostra visione: forse si tratta di un trucco sapiente, forse di un artificio letterario classico, forse di una fuga dalla realtà in un modo di separazione chimica, forse un’esaltazione mistica alle soglie del nostro desiderare mondi perfetti, o forse ancora tutto quello che il nostro inconscio sogna.
Comunque sia, lo sguardo che tocca queste opere non può restare distratto, poiché l’immanenza del presente è assimilabile all’essenza del vero e solo per questa via si può tornare alla porta di sé stessi.
È facile sentire tutto questo in un respiro di bambagia portato da un vento notturno o nel riflesso dell’alluminio che si illumina all’accensione del neon, ma è ancora più facile guardare e domandarsi quale sarà il seguito della storia che ci viene raccontata, una storia che può essere mossa su altri piani sensoriali, quali il tatto, qui inspiegabilmente presente. Quale sarà la sensazione che avremo sfiorando la superficie levigata del rame?
A chi guarda un po’ più a lungo gli sembra quasi di sentirne il calore….è il fuoco che lo ha forgiato.

Mostre

Solo Shows

2013 “Dall’alba al tramonto” Milan Design Week

2008 “Apri, vai, cerca, mangia…” Valentina Bonomo Gallery, Rome
with a text by Fabio Mauri

2007 “Rana , lepre, sasso, latte” “Room” Gallery , Milan
curated by Elisabetta Longari

2005 “La-Re” Paolo Bonzano Gallery, Rome
curated byGiuliana Stella

2005 “Il fucile è nell’aria” with Nicola Troilo, AssabOne, Milan
curated byBettina Della Casa and Elena Quarestani

2002 “Da fonte a fonte” Casa delle Letterature, nel Chiostro di Borromini
curated by Maria Ida Gaeta, with a text by Erri de Luca

Group Shows

2012 “Natale” Marilena Bonomo Gallery , Bari

2011 LIV Venice Biennale, Italy stand

2011 “Vestirsi ad arte”, Rome
curated by Valentina Bonomo and Patrizia Pieroni

2010 “Invito all’opera” Il Ponte Gallery , Rome
curated by Achille Bonito Oliva

2009 “La grande spolveratrice” Assab One, Milan
curated by Elena Quarestani

2008 “L’arca” Marilena Bonomo Gallery, Bari

2008 “Il filo conduttore” Luisa delle Piane, Milan

2006 “L’orecchio di Venere” Carlo V Castle, Lecce
curated by Marina Pizzarelli

2006 “Coralla per Molteni” Spazio Molteni, Milan

2006 “Il libro d’artista” Jean-Marc Dimanche, Tokyo

2006 “Stampare ad arte” Giorgio Upiglio, Cantonal Museum of Lugano
curated by Bettina della Casa

2005 “Vaselle d’autore” Torgiano Museum
curated by Nino Caruso

2005 “Altre lilith” Aldobrandini Stables, Frascati
curated by Rosetta Gozzini

2004. “Elettricità” Palazzo Primavera, Terni
curated by Giuliana Stella

2004 “Spazio fiori ” Milan
curated by Paolo Bonzano

Dove sono

Contatti

CORALLA MAIURI
corallamaiuri@gmail.com

VALENTINA BONOMO
Rome - Italy +39 066832766
www.galleriabonomo.com
info@galleriabonomo.com

SECONDOME
Rome - Italy +39 0645505750
www.secondome.eu
info@secondome.eu

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